Banalità borghese, il ritorno di Suzanne Collins e ancora vampiri - il raccolto di aprile 2025
Dove si portano avanti le ossessioni del mese precedente e ci si concedono un paio di ritorni a casa
Aprile: mese del mio compleanno, mese in cui smetto di respirare e implodo in starnuti plurimi, mese in cui vorrei solo dormire e invece no, ci sono un sacco di cose da fare, e si avvicina il salone e la pasqua e insomma di lasciarmi dormire non se ne parla proprio. È stato anche un mese abbastanza solitario, in cui mi sono consolata continuando a guardare film di vampiri e a leggere di case infestate senza rendermi conto, intanto, che anche il posto in cui stavo vivendo aveva iniziato a trasformarsi in un nido di malinconia e polvere. Ma questa è un’altra storia, e la psicoterapia ce la teniamo per un’altra volta.
Per cercare di dare un po’ più di ordine a questi flussi di coscienza, cercherò di mantenere delle sezioni separate per tipo di arte fruita, ma anche: per cercare di recuperare il gap di due mesi che separa questi raccolti dal momento in cui dovrebbero uscire, cercherò almeno nei prossimi, di essere un po’ più stringata. Se volete approfondire qualcuna delle suggestioni, comunque, possiamo scriverci nei commenti o potete contattarmi su Instagram.
Vedere
Vampire humaniste cherche suicidaire consentant / Only Lovers Left Alive
Per riprendermi da quella pinterest board lunga due ore e mezzo che è stata la visione di Nosferatu, sono andata a cercarmi altri vampiri e ho trovato Adam, Eve, e la canadese Sasha. Vampire humaniste cherche suicidaire consentant, scritto (insieme a Christine Doyon) e diretto da Ariane Louis-Seize, è un classico coming of age vampirico, solo che (per rispettare gli stereotipi canadesi) la protagonista Sasha è troppo educata per privare qualcuno della sua vita e decide perciò che la sua prima volta sarà con qualcuno che di quella vita vuole disfarsi. Inutile dirlo, è tutta una grande metafora sessuale, ma se vi piace il genere è valido per una serata tranquilla.


Adam e Eve, invece, interpretati rispettivamente da Tom Hiddleston e Tilda Swinton, sono i vampiri protagonisti di Only Lovers Left Alive, film del 2013 scritto e diretto da Jim Jarmusch. Languido e citazionista, questo film ha il pregio di mostrarci il dopo delle storie d’amore vampire, quelle che di solito troviamo su carta e sullo schermo in procinto di sbocciare, con (quasi sempre) lei o lui che ancora devono essere trasformatə. Qui, invece, troviamo una coppia sposata da secoli, separata dalla distanza, unita dal sangue, e da qualsiasi cosa abbastanza inebriante da convincere una persona a passare la sua vita allacciata a quella di qualcun’altrə.
Random fact: il titolo di questo film è tratto da un omonimo romanzo distopico del 1964 di Dave Wallis mai tradotto in Italia e che non c’azzecca niente coi vampiri e che dalle recensioni pare pure essere una ciofeca per cui bravo Jim che hai salvato un ottimo titolo da un pessimo destino.
Mickey 17
Odio doverlo dire perché mi fa immediatamente conquistare dieci punti snobismo ma, ragazzə, era meglio il libro. Capisco che certe complessità siano eccessive per il cinema, ma neanche si può pensare di trasformare tutto in una farsa per trasmettere una critica, che è quello che ha fatto Bong Joon Ho trasformando ogni personaggə in questa storia in una macchietta. Leggetevi il libro. In inglese se potete, perché non mi fido della traduzione italiana.


Frankenstein's Monster's Monster, Frankenstein
Netflix ormai ha capito che Frankenstein è uno dei miei talloni da killer e mi propone ogni cosa sul tema. Questo corto mi ha attratto per la combo mockumentary e David Harbour, che è anche il doppiatore di (Eric) Frankenstein nella serie animata Creature Commandos (che devo ancora guardare). L’impressione però è che Harbour sia fuori dalla sua comfort zone e che la sceneggiatura sia più a pezzi della creatura sul lettino di Victor. Purtroppo far ridere con Frankenstein è molto difficile e solo Mel Brooks c’è riuscito bene e senza tradire l’opera di partenza.
Leggere
Gotico salentino / La polvere che respiri era una casa
Ve l’avevo detto che le case infestate l’avrebbero fatta da padrona. Nello specifico mi sono letta due esordi nella narrativa. Gotico Salentino, di Marina Pierri è una storia che sembra già pronta per la serializzazione in streaming: ci sono millennial tormentatƏ, ritorni al paesello, special guest come Mary Shelley e Shirley Jackson, suore fantasma… insomma, sulla carta c’era tutto quello che piace a me. E devo ammettere che la lettura non mi è dispiaciuta. Lo stile con cui Pierri e la sua alterego narrano gli eventi mi è sembrato eccessivamente pomposo (come a dire: è un libro Einaudi, devo scrivere bene), ma come mi è stato fatto notare (non mi ricordo da chi, se leggete queste parole fatevi vivƏ), trattandosi di una cornice epistolare, possiamo giustificare Filomena che cerca di fare bella figura con la sua psicoterapeuta, destinataria delle missive. La risoluzione del mistero è un po’ Netflix, ma ho apprezzato molto l’idea di mettere insieme gotico e muri scrostati dal sole, dove alla nebbia si sostituisce l’ombra densa delle giornate assolate del Salento. Ecco, visto che leggerete queste parole alla soglia dell’estate, Gotico Salentino è un ottimo libro da spiaggia (e da montagna, da città, da vacanza insomma).


La polvere che respiri era una casa (titolo bellissimo) di Eleonora Daniel è stata una delusione, ma quel tipo di delusione che non è colpa del libro, ma della lettrice: mi aspettavo una storia realistica, sì, ma con qualche elemento di inquietudine, di gotico sopito, e invece. Daniel ha una gestione del testo e della lingua che mi ha piacevolmente sorpreso; più volte mi sono ritrovata a leggere interi paragrafi che rotolavano in bocca come caramelle amare, ma la storia, la relazione messa in scena, è di una sconvolgente banalità da romanzo borghese italiano e con tutto l’impegno empatico possibile, di quei due non me ne è fregato niente dall’inizio alla fine. Però, ripeto, sono io che mi sono ormai disabituata al romanzo da Campiello/Strega. Per questo motivo mi ero ripromessa di leggere altro dell’autrice e mi ero anche salvata dei racconti che ovviamente non ho ancora letto e che vi linko qua consigliandovi di fare la conoscenza di questa autrice attraverso le sue parole.
Sunrise on the Reaping
Ogni mattina mi sveglio e prego che Suzanne Collins non esca di melone come JKR e che io possa continuare ad amare, parlare e comprare i libri della saga di Hunger Games, soprattutto se continuano ad avere questa qualità. Se mi conoscete un pochino, sapete che su questa IP non sono per niente obiettiva e che potrei andare avanti a parlarne per ore. Però l’ho già fatto qua
e quindi la faccio breve. Dico solo che mi sto trattenendo a stento dall’approntare una rilettura della trilogia.


La resa
E a proposito di riletture, sono tornata tra le pagine di uno dei miei booty del 2023, perché avevo bisogno di ritrovare facce e teschi amici e questa seconda lettura del romanzo di Vargas mi ha emozionato (fino alle lacrime, ovviamente) ancora più della prima. Sarà che, come mi è stato fatto notare, sono quel tipo di persona che cerca nelle narrazioni di cui fruisce la stessa storia raccontata ancora e ancora, ma questa storia di archetipi, con il Necromante e l’Eroe che si travestono e attraversano i secoli di questo nostro mondo sorto sulle pacifiche rovine del loro, continua a essere un perfetto anello di congiunzione tra gli elementi del fantasy classico (che spesso fatico a digerire) e l’analisi della società contemporanea (che spesso è difficile da inserire in un romanzo con lucidità). E poi il Necromante è un Victor Frankenstein che si assume le responsabilità della sua paternità.
Per Aprile è tutto; maggio, mese del SalTo e di tante altre cose belle, è stato anche un mese dal raccolto particolarmente ricco. Cercherò di parlarvene il prima possibile, e di recuperare la distanza tra il momento in cui fruisco di queste storie e quello in cui ve ne parlo. Alcune anticipazioni? Il mese prossimo si parlerà dell’ultima stagione di Black Mirror, di vecchi film di fantascienza e di un podcast che ha per protagonisti Dracula e la Creatura.
Nel frattempo vi auguro buone letture; che le vostre pagine possano sempre essere flessibili al punto giusto e le batterie dei vostri reader sempre cariche.




Come te sul libro di Daniel. Su Vargas ti saprò dire, ma al momento (vicina alla conclusione della prima parte) sono abbastanza incline all’entusiasmo. In quanto a Hunger Games (pure io avrei voglia di rileggerlo tutto) sull’approcciarmi all’ultimo mi trovo dubbiosa: dici che vale la pena?