Poche regole per prevedere il futuro
Una traduzione di A Few Rules For Predicting The Future di Octavia Butler

L'unico momento in cui la stampa generalista si interessa alla fantascienza è quando questa si rivela in grado di analizzare il nostro presente da un punto più arretrato nel passato. Quando sembra che abbia previsto il futuro, insomma. Il più recente esempio di questa attenzione arriva dagli Stati Uniti, dalla California in particolare, che nello scorso gennaio ha dovuto fronteggiare una serie di roghi nel Sud dello stato che hanno incendiato interi quartieri livellando per una volta l'insormontabile divario di classe tra star di Hollywood e abitanti di Skid Row (con la differenza sostanziale che ə ricchə si sono poi spostatə a piangere in una delle loro altre ville, mentre a Skid Row, uno dei quartieri statunitensi con la più alta concentrazione di persone senzatetto, la popolazione è rimasta senza acqua potabile per settimane).
Nei giorni successivi agli incendi, la stampa d'oltreoceano non si è lasciata scappare l'occasione di magnificare le doti di preveggenza di Octavia Estelle Butler, autrice che è nata ed è cresciuta proprio in una delle zone interessate dai fuochi, Pasadena. Il suo romanzo del 1993 Parable of the Sower (La parabola del seminatore, riportato in libreria in Italia proprio l'anno scorso da SUR con una nuova traduzione di Martina Testa) si presenta infatti come una serie di annotazioni tratte dal diario della giovane Lauren Olamina, adolescente afroamericana che registra giorno per giorno la sorta di apocalisse della rana bollita che è la vita negli Stati Uniti nel 2025. In particolare, come ə commentatorə non hanno mancato di sottolineare, proprio all'inizio del quarto capitolo si legge:
EARTHSEED: THE BOOKS OF THE LIVING
SATURDAY, FEBRUARY 1, 2025
We had a fire today.
Certo, se poi andiamo a leggere il resto del capitolo scopriamo che il fuoco si è generato nel garage di una delle famiglie del vicinato in cui abita la famiglia Olamina a partire da una piccola piromane di tre anni troppo curiosa e poco sorvegliata, ma resta il fatto che il futuro descritto da Butler nella Parabola è estremamente accurato e non possiamo avercela troppo con la giornalista Veronica Chambers per aver intitolato un suo articolo per The New York Times As California Burns, ‘Octavia Tried to Tell Us’ Has New Meaning.
Del resto è vero che il futuro prossimo immaginato da Butler sta diventando pressoché sovrapponibile al nostro (almeno a quello statunitense) presente: Lauren e la sua famiglia vivono in un quartiere recintato per difendersi dalle orde di persone senza dimora, drogate, in cerca di cibo (sempre più costoso e scarso), acqua potabile (ancora più costosa e scarsa), un luogo in cui vivere (avete capito l'antifona, no?). Per uscire dai confini del quartiere è fortemente consigliato avere un'arma con sé, il clima è estremo, la politica e le forze dell'ordine non hanno nessun peso nella vita dei cittadini se non per renderne ancora peggiore la qualità. Se non dovesse bastarvi, nel secondo romanzo della serie, Parable of the Talents (scritto nel 1998) un candidato alla corsa presidenziale ha come slogan "Make America Great Again".
Che Butler fosse una viaggiatrice nel tempo, che le sue parabole siano solo una cronaca fedele di quello che stiamo passando? Per quanto lei stessa si sarebbe probabilmente divertita a immaginarsi cronoturista come la protagonista di un altro dei suoi romanzi, Legami di sangue, la realtà è molto più triviale. Come scrive Lex McMenamin su Teen Vogue:
She wasn’t clairvoyant; she was a student of history.
E quelle che sembrano predizioni sono in realtà analisi di fenomeni che già negli anni '90 era plausibile ci conducessero a questo risultato.
Questo, Octavia Butler ce l'aveva già spiegato nel 2000, in un saggio intitolato A Few Rules For Predicting The Future pubblicato sul numero di maggio di Essence magazine e che meriterebbe di essere tradotto e pubblicato in italiano (così come tutta la saggistica di questa grande autrice molto snobbata da noi). Visto che così non è, ho deciso di tradurlo e pubblicarlo qua, sperando che gli eredi di Octavia non siano come quelli di Tolkien e non vengano a chiedermi i soldi che non ho.
Poche regole per prevedere il futuro
“Lei crede davvero che in futuro avremo lo stesso tipo di problemi di cui ha scritto nei suoi libri?” mi ha chiesto uno studente mentre autografavo dei libri dopo un intervento. Il giovane si stava riferendo ai problemi descritti ne La parabola del seminatore e La parabola dei talenti, romanzi che sono ambientati in un futuro prossimo di tossicodipendenza e analfabestismo in aumento, segnato dalla popolarità delle prigioni e dal disprezzo per la pubblica istruzione, dall'esteso e sempre crescente divario tra i ricchi e chiunque altro, e dall'intera fastidiosa famiglia di problemi legati al riscaldamento globale.
“Non me li sono inventati,” gli ho fatto notare. “Tutto quello che ho fatto è stato prestare attenzione ai problemi che stiamo trascurando adesso e dare loro una trentina d'anni per raggiungere le dimensioni di disastri a pieno titolo.”
“Ok,” mi ha sfidato il giovane. “Quindi qual è la risposta?”
“Non ce n'è una” gli ho detto.
“Nessuna risposta? Intende che siamo condannati?” Sorrideva come se pensasse che potesse essere uno scherzo.
“No,” ho risposto. “Intendo che non c'è un'unica risposta che risolverà tutti i nostri problemi futuri. Non c'è nessuna panacea. Invece, ci sono almeno un migliaio di risposte. Tu puoi esserne una, se lo vuoi.”
Svariati giorni dopo ho ricevuto per posta una copia dell'articolo scritto dal giovane per il giornale del college. Menzionava il mio intervento, elencava alcuni dei miei libri e dei problemi futuri che vi sono trattati. Poi citava la sua stessa domanda: “Qual è la risposta?” L'articolo si concludeva con le prime quattro parole della mia risposta, ingiustamente lasciate sole: “Non ce n'è una.”
È tristemente facile ribaltare il significato, di fatto mentendo, presentando una citazione accurata ma incompleta. In questo caso è stato frustrante, perché l'unica cosa che non facciamo mai né io né le mie protagoniste pensando al futuro è perdere la speranza. Di fatto, l'atto stesso di provare a guardare avanti per discernere le opzioni e offrire degli avvertimenti è in sé un atto di speranza.
Impara dal passato
Ovviamente scrivere romanzi sul futuro non mi dà nessuna abilità speciale nel prevederlo, ma mi incoraggia a usare i nostri comportamenti del passato e del presente come una guida per il tipo di mondo che stiamo creando. Il passato, per esempio, è pieno di cicli di forza e debolezza, saggezza e stupidità, imperi e rovine che si ripetono sempre uguali. Studiare la storia è studiare l'umanità. E provare a prevedere il futuro senza studiare la storia è come provare a leggere senza preoccuparsi di imparare l'alfabeto.
Quando mi stavo preparando per scrivere La parabola dei talenti, avevo bisogno di ragionare su come una nazione può scivolare lentamente nel fascismo, cosa che fa l'America nei Talenti. Così ho riletto Storia del Terzo Reich e altri libri sulla Germania nazista. Ero meno interessata alle battaglie della Seconda guerra mondiale rispetto alla storia prebellica di come la Germania fosse cambiata durante un'epoca di problemi economici e sociali, mentre Hitler e gli altri usavano il bastone e la carota e i tedeschi rispondevano alle minacce e alle lusinghe e alla loro stessa storia, usata da Hitler per manipolarli. Volevo capire quali bugie avessero dovuto raccontarsi quelle persone mentre guardavano, silenziosamente o gioiosamente, i loro vicini venire prelevati, fatti sparire, uccisi. Diverse versioni di questo orrore sono successe ancora e ancora nel corso della storia. Stanno ancora accadendo in posti come Rwanda, Bosnia, Kosovo, e Timor Est, ovunque un gruppo di persone permette ai propri leader di persuaderli che per la loro stessa protezione, per la sicurezza delle loro famiglie e quella del loro paese, devono trovare un nemico, quell'altro alieno che fino a quel momento è stato il loro vicino. È molto facile riconoscere questo orrore quando succede da qualche altra parte nel mondo o nel tempo. Ma se vogliamo individuarlo qua a casa nostra, riconoscerlo prima che possa crescere e fare del suo peggio, dobbiamo prestare un'attenzione maggiore alla storia.
Questa consapevolezza mi ha colpita in pieno qualche anno fa, quando abitavo dall'altra parte della strada rispetto a una ragazzina di quindici anni che mi era stato chiesto dal nonno di aiutare con i compiti. La ragazza stava scrivendo una relazione su un uomo che era fuggito dall'Europa durante gli anni '30 a causa di gente chiamata… aveva esitato e pronunciato una parola che chiaramente le era sconosciuta, “Nayzee?” Mi era servito un momento per rendermi conto che intendeva i Nazi, e che non sapeva assolutamente niente sull'argomento. Dimentichiamo la storia a nostro stesso pericolo.
Rispetta la Legge delle Conseguenze
Proprio di recente mi sono lamentata con il mio medico che il farmaco che mi aveva prescritto aveva un effetto collaterale molto fastidioso.
“Posso darti qualcosa per contrastarlo,” mi ha detto il dottore.
“Un medicinale per contrastare gli effetti di un altro medicinale?” Gli ho chiesto.
Lui ha annuito. “Sarebbe più comodo per te.”
Ho iniziato a fare marcia indietro. Odio prendere i farmaci. “Non è un problema così grande.” Gli ho detto. “Posso sopportarlo.”
“Non devi preoccuparti,” mi ha detto il dottore. “Questo secondo trattamento funziona e non dà effetti collaterali.”
Quella frase mi ha bloccata. Mi ha convinta del tutto di non volere il secondo farmaco. Mi sono resa conto di non riuscire a credere che esistesse una medicina che non avesse nessun effetto collaterale. In realtà non credo che sia possibile fare qualsiasi cosa senza effetti collaterali, anche conosciuti come conseguenze involontarie, che possono essere vantaggiosi o dannosi. Possono essere troppo piccole per essere considerate, o possono valere il rischio perché i potenziali benefici da ricavare sono grandi, ma le conseguenze sono sempre lì. Ne La parabola del seminatore, la mia protagonista la mette così:
Tutto ciò che tocchi
lo Cambi.
Tutto ciò che Cambi
ti Cambia.
L'unica verità eterna
è il Cambiamento.
Dio
è Cambiamento.
Sii consapevole della tua prospettiva
Quante combinazioni di conseguenze involontarie e reazioni umane a quelle conseguenze servono per dirottarci verso un futuro che sembra sfidare ogni chiara tendenza? Non molte. Questo è il motivo per cui è così difficile prevedere accuratamente il futuro. Alcune delle previsioni più erronee che abbia visto erano del tipo dritto per dritto, quelle che ignorano l'inevitabilità delle conseguenze involontarie e il modo spesso tutt'altro-che-logico in cui vi reagiamo, e dicono semplicemente, “in futuro avremo ancora di più di questa cosa che adesso attira la nostra attenzione.”
Se si tratta di un periodo prospero, allora prospero sarà il futuro. Se si tratta invece di un momento di recessione, saremo condannati a sofferenze ancora più grandi. Ovviamente predire uno stato impossibile di prosperità permanente può benissimo essere un'azione dettata dalla paura e da una speranza superstiziosa, piuttosto che un atto di pensiero diretto e privo di immaginazione. E predire sventura durante tempi difficili può avere più a che fare con il dolore e la crisi del momento che con qualsiasi vera intuizione delle possibilità future. Superstizione, crisi e paura giocano un ruolo di primo piano nei nostri sforzi di previsione.
È altrettanto vero che il punto in cui stiamo determina quello che siamo in grado di vedere. Dove mi trovavo quando ho iniziato a prestare attenzione ai viaggi spaziali ha influenzato di certo quello che ho visto. Ho seguito la corsa allo spazio degli anni '50 e '60 non perché fosse una corsa, ma perché ci stava portando via dalla Terra, da casa, verso i misteri dell'universo e, pensavo, verso nuove case per l'umanità là fuori. Questo mi attraeva, almeno in parte, perché ero un'adolescente che stava iniziando a valutare di lasciare la casa materna per indagare i misteri della vita adulta.
Apollo 11 ha raggiunto la luna nel luglio del 1969. Per allora ero già uscita di casa e credevo di assistere all'umanità che faceva la stessa cosa. Supponevo che avremmo fondato delle colonie lunari e, alla fine, mandato della gente su Marte. Probabilmente lo faremo, un giorno, ma non avrei mai immaginato che ci sarebbe voluto così tanto. Morale: il pio desiderio non è più utile della paura, la superstizione, o la crisi nel predire il futuro.
Affidati alle sorprese
Stavo parlando a un gruppo di studenti del college non molto tempo fa, e ho fatto riferimento alla paura che avevamo una volta di una guerra nucleare con l'Unione Sovietica. Le persone a cui stavo parlando erano nate intorno al 1980, e una di loro si è fatta avanti per dire che lei non se ne era mai preoccupata. Non aveva mai creduto che una cosa del genere sarebbe potuta davvero succedere, l'intera idea le sembrava un'assurdità.
Non riusciva a immaginare che durante i giorni della Guerra Fredda, negli anni '60, '70, e '80, nessuno avrebbe osato prevedere che negli anni '90 si sarebbe raggiunta una risoluzione pacifica. Ricordavo le esercitazioni antiaereo quando ero alle scuole elementari, come ci inginocchiavamo, le teste in basso contro i muri del corridoio con le mani nude che dovevano presumibilmente proteggere i nostri colli altrettanto nudi, sperando che se la guerra nucleare fosse davvero scoppiata, Los Angeles sarebbe stata risparmiata. Ma la minaccia della guerra nucleare è scomparsa, almeno per ora, perché con nostra sorpresa il nostro nemico principale, l'Unione Sovietica, si è dissolto da solo. Non importa quanto tu possa impegnarti per prevedere il futuro, ci sono sempre sorprese simili. L'unica previsione certa è che ce ne saranno sempre.
Quindi perché provare a prevedere il futuro se è così difficile, così vicino all'impossibile? Perché fare previsioni è un modo per dare l'allarme quando ci vediamo dirigere verso direzioni pericolose. Perché la previsione è un modo utile di segnalare delle rotte più sicure e sagge. Perché, soprattutto, il nostro domani è figlio del nostro oggi. Attraverso pensieri e opere, esercitiamo una gran mole di influenza su questo bambino, anche se non possiamo controllarlo del tutto. Meglio pensarci, però. Meglio provare a trasformarlo in qualcosa di buono. Meglio provare a farlo per ogni bambinə.



Bellissimo. Grazie infinite